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"Rebibbia on the Wall" Arte pubblica nel carcere

Nel carcere di Rebibbia i muri non si abbattono ma si rivestono di creazioni artistiche e lo skyline dalle celle offre una nuova suggestione. Si inaugura oggi "Rebibbia on the Wall", un murale di cento metri eseguito sulla parete che scandisce il passaggio dell'ora d'aria della sezione G12 di alta sicurezza del carcere romano, un'opera realizzata da dieci detenuti insieme ai creativi dell'associazione Walls e di Rubiklab Studio, esperti in interventi di decorazione pubblica.

Il progetto, ideato dal circolo La Rondine interno al carcere e affiliato alla Uisp (Unione Italiana Sport per tutti), nasce con l'intento di riqualificare e migliorare la vivibilità dell'area dei passeggi della sezione G12. "Qui i detenuti passano a turni le loro uniche quattro ore d'aria su ventiquattro - racconta Simone Pallotta curatore dell'evento - sono circa centoventi persone della sezione di massima sicurezza più altri detenuti di altri settori che a rotazione utilizzano gli spazi. Per questo abbiamo elaborato, d'accordo con loro, un motivo decorativo astratto tutto giocato sul tema della variazione del colore, perché il colore non annoia e a seconda dell'impatto emozionale diventa un luogo sempre diverso dove poggiare gli occhi".

Il motivo dipinto è infatti un monumentale serpentone astratto (quasi uno stilizzato aquilone cinese), costruito sulla variazione di diciannove colori, dai toni caldi ai freddi, che animano la superficie del muro intercettando con mutazioni continue la luce. "Un'opera che non scegli di andare a vedere ma ti trovi lì tutti i giorni, e che quindi deve essere l'antitesi della ripetitività e della monotonia", dice Pallotta. E al suo interno rivela piccoli particolari figurativi, come un bambino che alla fine sembra trascinare questa forma poliedrica come fosse un aquilone.

"E' la prima volta che viene realizzata un'operazione artistica partecipata nel settore di massima sicurezza di un carcere italiano", avverte Pallotta. Sono stati coinvolti dieci detenuti volontari, tra i 30 e i 55 anni, quasi tutti a scontare lunghe pene, con due ergastolani. "Era la prima volta che partecipavano ad un'attività di questo tipo in carcere - racconta il curatore - dopo una fase progettuale di un mese e mezzo, per circa tre settimane hanno lavorato durante le loro ore d'aria, divise in due turni nella mattinata.

Sono stati presenti dall'inizio alla fine. Tutto è stato deciso ed elaborato con loro". E si pensa già a professionalizzare questa attività: "L'obiettivo è di creare delle cooperative con personale specializzato che poi possano essere coinvolte in progetti di decorazione pubblica". Il progetto "Rebibbia On the Wall", realizzato con il contributo e la collaborazione organizzativa dell'Ufficio del Garante dei Diritti dei detenuti della Regione Lazio, della Casa Circondariale del Nuovo complesso di Rebibbia, è stato sposato in pieno dalla Uisp, l'associazione nazionale sportiva che ha infatti deciso di adottare quest'opera, unica nel suo genere, stampandola su un milione e duecentomila tessere associative della stagione sportiva 2010-2011. (REPUBBLICA.IT)

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